Comitato DSA


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I Disturbi Specifici dell'Apprendimento e la SCUOLA



I nostri figli soffrono di un problema invisibile:
si chiama “disturbo specifico dell’apprendimento” (DSA) perché coinvolge in maniera selettiva la capacità di leggere, di scrivere o di far di conto e non l’intelligenza o la capacità di ragionare.


I nostri bambini non hanno un ritardo mentale.
Anzi! Alcuni di loro hanno un quoziente intellettivo al di sopra della norma.
Il percorso scolastico che compiono è tipico e irto di problemi e di incomprensioni.
Cominciano a non saper leggere e scrivere quando arrivano nella scuola primaria costringendoci a porci una serie di domande: perché non vuole leggere ? È così sveglio, perché non impara ?
Anche la scuola si pone domande e riflette, poi alla fine ci invita a “seguire di più i nostri figli a casa ”. Molti di noi genitori già lo fanno e allora decidono di rivolgersi ad una doposcuolista perché possa far meglio di loro. Ma non basta.
Se la scuola frequentata dai nostri bambini non sa nulla di questo tipo di Disturbi, ci richiama e questa volta per proporci qualcosa che per noi è come “una mazzata in testa”: ci chiede di poter aiutare nostro figlio mediante l’assegnazione di un insegnante di sostegno !


E’ una mazzata in testa , perché non vogliamo che nostro figlio sia considerato un handicappato. Allora ci difendiamo e accusiamo la scuola di non saper insegnare.
Litighiamo con i docenti lanciandoci accuse reciproche e sviluppando reciproche incomprensioni.
Apprendiamo del problema di nostro figlio dopo molti pellegrinaggi verso esperti di diversa formazione e più o meno preparati. Scopriamo alla fine che nostro figlio soffre di una disfunzione di natura neurobiologica che gli impedisce di leggere, scrivere e far di conto. Scopriamo di esserci sbagliati sul suo conto e ci pentiamo dei nostri comportamenti.

La nostra prima reazione è “che non può essere, se riuscissi a motivarlo riuscirebbe a scuola come sua sorella o suo fratello” ma mentre ci ripetiamo in testa questa rassicurazione scopriamo dopo prove ripetute ed altrettanti insuccessi che purtroppo non è così, ed è a questo punto che comprendiamo finalmente la situazione di nostro figlio, bambino frainteso: i suoi sforzi di impegnarsi e far meglio e la sua incapacità a farlo; la sua rabbia nel non riuscirci e la sua autostima a pezzi . Comprendiamo anche che, nonostante i suoi disturbi di letto-scrittura, nostro figlio è un bambino intelligente che sa risolvere i problemi che la vita gli pone e che esprime anche idee originali e creative; che può continuare ad apprendere in modi diversi senza dover violentare la sua intelligenza e la sua personalità.


Anche alcune scuole alla fine capiscono. Ma altre scuole no.



Alcuni genitori del Comitato raccontano di docenti che si ostinano a chiedere un “aiutino” che il più delle volte significa l’insegnante di sostegno e noi non vogliamo, lo ripetiamo, che nostro figlio venga considerato un “handicappato”.
Altri genitori scoprono che alcuni insegnanti si ostinano a far

esercitare il figlio con compiti ed esercizi che lo rendono

solo più depresso e frustrato. Lo fanno per aiutarlo, ovviamente,

ma non è così che lo si aiuta, perché il problema è di pertinenza

sanitaria e richiede l’intervento di servizi capaci di effettuare

una rieducazione specialistica delle abilità carenti di letto-scrittura

e calcolo, sulla base di un approfondita valutazione neuropsicologica.

A questi servizi i docenti potranno rivolgersi per chiedere suggerimenti

di natura pedagogica e psicologica e favorire così il successo formativo

dei loro alunni con DSA.


La carriera scolastica dei nostri bambini quindi deve poter continuare nonostante le loro carenze, per conseguire un titolo di studio senza sconti e questo mediante un cambiamento culturale della scuola con il supporto di servizi specifici per i DSA.
Per permettere loro di continuare ad amare la conoscenza, nonostante l’impossibilità di accedervi attraverso il testo scritto. E per evitare a noi genitori che li si veda continuamente demoralizzati, frustrati e talora irrisi dai loro compagni di scuola e non adeguatamente valorizzati nelle potenzialità che pure posseggono.


Non vogliamo che i nostri figli abbandonino gli studi o che alcuni di essi permangano in una condizione di svantaggio sociale economico e culturale o peggio di analfabetismo per una incapacità, questa volta delle istituzioni e non dei nostri bambini, a leggere adeguatamente i bisogni emergenti nella società

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